Quanto, come e quando i media italiani hanno raccontato le migrazioni e le minoranze nel 2020? Qual è stata la presenza di migranti e rifugiati nell’informazione mainstream e nei social? Qual è stato l’impatto dell’emergenza sanitaria Covid-19 sul racconto della migrazione ?

Questi sono alcuni dei temi del rapporto “Notizie di transito”, il rapporto annuale su media e immigrazione curato dall’Associazione Carta di Roma insieme all’Osservatorio di Pavia, giunto nel 2020 alla sua ottava edizione.

Il titolo scelto per l’edizione 2020 vuole essere un riferimento ai viaggi affrontati dai migranti (tema sempre centrale nell’informazione del nostro Paese), al viaggio inteso come passaggio da una situazione di illegalità alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri. 

Ma anche “transito” inteso come accesso negato, un riferimento alla limitazione agli spostamenti imposte per fronteggiare i contagi di Covid-19, che ha fagocitato il tema dell’immigrazione e lo ha trasformato a sua immagine, senza alterarne il valore negativo.

Il rapporto fornisce una fotografia di come il tema dell’immigrazione e dei miranti venga raccontato dai media, attraverso:

  • l’analisi della carta stampata, con le prime pagine dei giornali, i titoli e il lessico utilizzato. In tutto, sono stati analizzati 108 pubblicazioni, tra quotidiani e riviste, per un totale di 6.402 titoli pubblicati tra gennaio e ottobre 2020;
  • l’analisi dei telegiornali del prime time, quindi di TG1,TG2, TG3, TG4, TG5, Studio Aperto e  TgLa7;
  • L’analisi di pagine Facebook di un campione di media e di alcuni giornalisti con ampio seguito. Si è poi isolato 3 eventi di cronaca avvenuti nel 2020 per verificare quanto questi siano stati rilanciati dalle stesse pagine FB, quale il linguaggio/le argomentazioni utilizzati nei post dei media, anche per individuare elementi di criticità rispetto ai principi enunciati da Carta di Roma e per verificare la presenza di frame linguistici/argomentativi discriminatori;
  • analisi del discorso politico su Twitter, realizzata analizzando un campione di 700 tweet contenenti la parola mentre e risalenti ai primi quattro mesi del 2019 e del 2020 di circa 100 politici italiani, per verificare se – ed, eventualmente, come – nel discorso politico sussista una continuità nella “retorica dell’altro”, che vede i migranti come membri di un gruppo opposto a quello degli italiani.

Ottavo rapporto della Carta di Roma, alcuni highlights

Dall’analisi delle prime pagine dei quotidiani è emerso che anche nell’anno della pandemia l’immigrazione e le notizie sui migranti hanno mantenuto una notiziabilità: 834 notizie sulle prime pagine dei sei quotidiani nazionali analizzati nel tempo, con tuttavia una riduzione del 34% rispetto al 2019.

A fare notizia sono principalmente i flussi migratori, ovvero le notizie sugli sbarchi, che nel 2020 hanno riguardato il 53% dei casi di titoli di prima pagina sul tema migratorio.

Nel 2020, tuttavia, l’attenzione mediatica ai fenomeni di migrazione e ai migranti è stata più discontinua: meno presente nei momenti peggiori della pandemia e, al contrario, più presente nei mesi estivi (luglio, agosto e settembre). 

Si registra, inoltre, una diminuzione dei toni allarmistici, presenti solo nell’8%dei casi, ma anche di quelli rassicuranti (2% dei casi). Da sottolineare che le linee editoriali dei quotidiani si differenziano significativamente per il grado di allarmismo nei titoli di prima pagina.

La diminuzione della polarizzazione del dibattito è dovuta anche a una riduzione dell’attenzione alla politica, sia nazionale che internazionale, che nel periodo di riferimento è stata oggetto di soltanto il 19% dei titoli. 

Per quanto concerne il lessico, è significativo sottolineare che nel periodo gennaio-ottobre 2020, sono stati pubblicati 6.402 titoli su migranti e migrazioni dalle 108 testate esaminate, in media un titolo ogni circa quattro persone arrivate via mare sul territorio italiano, in base ai dati del Ministero dell’Interno sugli sbarchi nel medesimo periodo.

La parola “simbolo” del 2020 è, senza alcuna sorpresa, “virus”, in una cornice da più parti trasformata in crisi sanitaria, per l’ipotesi di trasporto e diffusione dell’infezione da parte dei migranti. Ed è proprio la stigmatizzazione dei migranti come veicolo di contagio uno dei fenomeni nuovi registrati dall’analisi della stampa. 

Dinamiche simili per quanto riguarda l’analisi delle notizie riportate dai telegiornali del prime time in termini di riduzione del numero di servizi sul tema e della discontinuità dell’attenzione mediatica data,

Da segnalare che nella classifica dei “luoghi della migrazione”, ovvero dei contesti i cui si svolgono le notizie, l’Italia si colloca al primo posto (con il 72% di spazio), seguono gli Usa (con l’11%, in ragione delle proteste e dei movimenti anti-razzisti).

L’analisi dei profili e delle pagine Facebook ha sottolineato che sul tema del Covid-19 e delle migrazioni vi è una prevalenza a condividere articoli di cronaca a scapito di contenuti di approfondimento. 

Ciò contribuisce a creare nell’insieme una narrazione più emergenziale e meno riflessiva su quanto avviene, mentre la condivisione di contenuti con un linguaggio emergenziale e allarmistico, presente soprattutto in alcune testate, contribuisce a creare un clima di minaccia e paura.

Inoltre, la spersonalizzazione dei migranti, descritti come entità plurale e narrati come merce da spostare e collocare disumanizza la narrazione.

Infine, su Twitter, i migranti, sullo sfondo dell’emergenza sanitaria, continuano a essere sfruttati per creare una “retorica dell’altro”, che li vede come un gruppo opposto e rivale (out-group) rispetto a quello degli italiani (in-group). 

Il tema del “blocco dei confini” viene più o meno consapevolmente confuso a quello del “blocco dei contagi”, per il fatto che limitare la circolazione di persone è uno dei pochi strumenti che abbiamo per arginare la pandemia di Covid-19.

Per tutti i dati e per maggiori informazioni, consultare il Rapporto completo, disponibile in PDF.