Persone immigrate e straniere bersagli d’odio

da | Dic 18, 2023 | News, Riflessioni e progetti della rete

razzismo

a cura di Avv. Monica Gazzola, Coordinamento della Rete nazionale di contrasto ai discorsi e fenomeni d’odio

 

L’Italia e l’Europa stanno vivendo uno dei momenti più bui del dopoguerra – difficoltà economiche, profondi mutamenti sociali, incapacità di affrontare efficacemente l’emergenza ambientale, una nuova guerra nel cuore del continente e una guerra vicina che allarma e fomenta odi antichi.

Come purtroppo la storia ci insegna, ogniqualvolta al benessere e alla fiducia nel futuro si sostituisce l’incertezza economica e sociale, rabbia e paura trovano facile sfogo nella demonizzazione dell’“altro”, di chi di volta in volta viene additato quale elemento dannoso per la società.
La paura verso l’“altro” da tempo in Italia e in Europa viene indirizzata e strumentalizzata da forze politiche, rappresentanti istituzionali e media al loro servizio, contro le persone immigrate e contro le persone straniere. La persona straniera da sempre costituisce di per sé un vulnus nelle certezze di una comunità: portatore di diversi valori, religioni, costumi, ci obbliga a confrontarci e affrontare nuovi modi di convivenza. In tempi di benessere economico e governo illuminato, i diversi valori possono costituire un arricchimento e, laddove incompatibili con la società di accoglienza, possono essere modificati in un pacifico processo di integrazione, con reciproca crescita culturale e sociale. In tempi come gli attuali, di rabbia, paura, difficoltà economiche e governi deboli o populisti, le diversità vengono invece respinte, ghettizzate e criminalizzate.

Un recente sondaggio di Demos – Fondazione Unipolis per l’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, rileva che oggi in Italia la persona straniera fa di nuovo paura: dopo alcuni anni durante i quali la percezione delle persone immigrate si era sdrammatizzata, nell’ultimo anno il sentire sociale è cambiato. Nel 2023 la percentuale di persone che in Italia ritiene l’immigrazione “un pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza sociale” ha raggiunto il 46%. Evidenzia Demos che si tratta del dato più alto dal 2007, quando aveva toccato il 51%, Nel 2012 – 2013 era sceso al 26%.
Ugualmente, la percentuale delle persone che considera l’immigrazione “un pericolo per la nostra cultura, identità e religione” ha raggiunto quest’anno il 35%.
Appare evidente la correlazione tra campagne politiche e istituzionali improntate al razzismo e alla xenofobia e crescita della paura e dei pregiudizi.

Le persone immigrate e straniere oggi sono tenute ai margini della società. Pur contribuendo con il loro lavoro in modo considerevole sia all’economia nazionale, sia alla gestione di tante famiglie e alla produttività di tante attività economiche, sono tacciate di parassitismo e spesso sottopagate e sfruttate.
Nei confronti di chi cerca di arrivare in Europa, la narrazione istituzionale attuale è razzista e respingente: al quadro  legislativo preesistente sull’immigrazione, già discriminatorio (si pensi alla legge Bossi-Fini che, oltre ad aver eliminato il permesso per ricerca lavoro, ha di fatto reso impossibile per le persone migranti arrivare in Italia regolarmente), si sono aggiunti gli ultimi provvedimenti sull’utilizzo sistematico della detenzione di persone richiedenti asilo, per cui la persona straniera viene automaticamente criminalizzata e categorizzata come pericolo sociale per la sicurezza nazionale. E’ stato strumentalizzato anche il tragico naufragio di Cutro, in cui ha perso la vita un numero elevato di persone, tra cui molti bambini, per emanare ulteriori misure afflittive: il c.d. decreto Cutro ha eliminato dai centri governativi di accoglienza i servizi di assistenza psicologica, i corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio, che rimangono ad appannaggio dei soli titolari di protezione internazionale.

Appare in atto un preciso disegno volto a ostacolare percorsi di integrazione e impedire l’accesso al lavoro e alla residenza, respingendo le persone immigrate ai margini della società, favorendone l’entrata in circuiti di povertà e di microcriminalità. Disegno che allarma per la particolare pervasività a ogni livello, non esitando esponenti del Governo e mass-media a accanirsi contro singoli Magistrati “rei” di avere deciso in provvedimenti giudiziari in modo difforme dal tracciato governativo – con un vero e proprio dossieraggio ad personam, pur essendovi provvedimenti similari adottati da molti Uffici giudiziari.
Nell’attuazione di questo disegno politico-istituzionale, è forte la responsabilità di alcuni media e dei social, che creano e diffondono narrazioni tossiche, fake-news, discorsi incitanti all’odio e alla discriminazione. Come soggetti di Rete impegnati nel contrastare discorsi e fenomeni d’odio, ci sentiamo particolarmente coinvolti e siamo convinti che tutta la società civile possa e debba impegnarsi quotidianamente, in ogni settore e ambito, per fermare queste derive, offrendo strumenti corretti di comprensione, valutazione e decisione.