Diritti LGBTQIA+, l’Italia sta con Orbàn

da | Mag 18, 2024 | News

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Di pochissimi giorni fa la notizia: ILGA Europe pubblica la lista dei Paesi dove i diritti LGBTQIA+ sono più garantiti. L’Italia scende di due posizioni rispetto allo scorso anno, attestandosi 36esima, dopo l’Ungheria di Orban, su 49 nazioni.

Ieri, 17 maggio, Giornata internazionale contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere, l’Italia non ha sottoscritto la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità LGBTQIA+. Con l’Italia, a non firmare sono state anche Ungheria, Romania, Bulgaria, Croazia, Lituania, Lettonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. La dichiarazione, presentata dalla presidenza di turno belga agli Stati membri dell’UE, prevede che i Paesi firmatari si impegnino “in particolare ad attuare strategie nazionali per le persone LGBTQIA+”, “a sostenere la nomina di un nuovo commissario europeo per l’uguaglianza”, e a “perseguire e attuare una nuova strategia per migliorare i diritti delle persone LGBTQIA+ durante la prossima legislatura del Parlamento Europeo, stanziando risorse sufficienti e collaborando con la società civile”.

Secondo la Ministra della famiglia Eugenia Roccella il testo della dichiarazione era “in realtà sbilanciato sull’identità di genere”, riproducendo quindi fondamentalmente “il contenuto della legge Zan”. Il Governo italiano, che pure lo scorso 7 maggio aveva aderito alla dichiarazione UE contro l’Omofobia, la Transfobia, e la Bifobia, ha così scelto oggi – nettamente – di schierarsi contro i diritti delle persone LGBTQIA+, che già nel nostro paese subiscono una incostituzionale disparità di tutela nel caso siano target di hate speech o hate crime.

Ancora una volta, il rispetto dei diritti umani – che dovrebbero essere garantiti per tutte le persone, e da tutte le forze politiche – è in Italia secondario rispetto a ragioni di mera propaganda ideologica. E questo è tanto più vergognoso, quanto più dimostra che il nostro Paese ha scelto la strada dell’ostracismo istituzionale nei confronti delle persone LGBTQIA+, discriminandole fortemente in base al loro orientamento sessuale e alla loro identità di genere, e contribuendo ad alimentare così un pericolosissimo clima d’odio nei loro confronti.