La misoginia non è un’opinione: la campagna per #Youthforchange

da | Gen 5, 2026 | Campagne

Prosegue così la rubrica #Youthforchange: semi contro l’odio, uno spazio di partecipazione e progettazione in cui giovani studentesse e studenti riflettono in modo critico sulle forme contemporanee di hate speech. La campagna che presentiamo oggi si intitola “La misoginia non è un’opinione”, ideata da Sofia Bonaccorso; Sara Gaia Clemente, Benedetta Ferro e Silvia Garbati studentesse del corso di Digital Skill – CIMO dell’Università Cattolica di Milano.

Attraverso una comunicazione diretta, dati, testimonianze e strumenti di prevenzione, smonta l’idea che l’odio contro le donne possa essere giustificato come ironia, gusto personale o libertà di espressione. La campagna invita a riconoscere la misoginia come un problema sociale e culturale, a prendere posizione e a contribuire attivamente alla costruzione di una contronarrazione fondata sul rispetto, sulla consapevolezza e sulla responsabilità individuale e collettiva.

Contrastare l’odio online significa scegliere di non restare spettatori. Significa educare, informare e agire, soprattutto nei luoghi digitali più frequentati dalle giovani generazioni, affinché le parole tornino a essere strumenti di relazione e non di esclusione.

Se avete un progetto o un’idea di campagna social che desiderate condividere, potete scriverci a: info@retecontrolodio.or

Obiettivi

Il primo obiettivo della campagna è sensibilizzare sull’esistenza e sulla gravità della misoginia online, rendendo visibili le sue molteplici forme: dai commenti sessisti e dalla cosiddetta “ironia” offensiva, fino al victim blaming e alla normalizzazione della violenza verbale. La campagna intende mostrare il legame diretto tra hate speech e comportamenti d’odio, sottolineando come le parole abbiano un impatto concreto sulla percezione sociale delle donne e sulla loro sicurezza, sia online che offline.

Per raggiungere in modo efficace le giovani generazioni, punta sulla creazione di contenuti pensati per essere condivisi, riconosciuti e discussi. L’obiettivo è incentivare la ricondivisione consapevole e la presa di posizione individuale, trasformando i social network da spazi di diffusione dell’odio a luoghi di responsabilità collettiva. La viralità diventa così uno strumento strategico per amplificare il messaggio e rompere il silenzio che spesso circonda la misoginia online.

Elemento centrale della campagna è la costruzione di una contronarrazione capace di sfidare stereotipi, luoghi comuni e giustificazioni dell’odio. Attraverso storie, dati, esempi concreti e strumenti di prevenzione, #NonÈUnOpinione non si limita a informare, ma invita al cambiamento, proponendo nuovi modelli di linguaggio e di comportamento. La campagna valorizza il protagonismo dei giovani come attori e attrici del cambiamento, incoraggiando una partecipazione attiva e responsabile negli spazi digitali.

Il concept

Il concept si fonda sull’idea che le parole non siano semplici espressioni individuali, ma strumenti che costruiscono immaginari, rafforzano stereotipi e possono legittimare comportamenti d’odio. Smontando l’equazione tra odio e opinione, la campagna mette in discussione una cultura digitale che giustifica la violenza verbale e propone un modello alternativo basato su responsabilità, consapevolezza ed empatia.

In questo senso, non si limita a denunciare la misoginia online, ma lavora sulla creazione di una contronarrazione capace di coinvolgere senza polarizzare, valorizzando il ruolo attivo delle giovani generazioni. L’obiettivo è trasformare lo spazio digitale da luogo di normalizzazione dell’odio a terreno di scelta consapevole, in cui ogni parola diventa un atto politico e relazionale, capace di includere o escludere, ferire o costruire.

Perché funziona

La forza della campagna risiede nella capacità di rendere visibile ciò che spesso viene ignorato o minimizzato. Portando alla luce commenti reali, dati e dinamiche diffuse sui social network, “La misoginia non è un’opinione” rompe l’assuefazione all’odio e invita a riconoscerlo per ciò che è: un problema sociale e culturale, non un’opinione personale. L’integrazione di informazioni verificate, riferimenti all’attualità e strumenti di prevenzione rafforza la credibilità del messaggio e ne amplia l’impatto educativo.

Infine, la combinazione di contenuti brevi, riconoscibili e facilmente condivisibili, insieme a una call to action chiara, trasforma la consapevolezza in possibilità di azione. La campagna non chiede solo di riflettere, ma di prendere posizione, segnalare, intervenire e contribuire attivamente alla costruzione di una contronarrazione. In questo modo, favorisce non solo la diffusione del messaggio, ma anche l’attivazione concreta delle persone negli spazi digitali che abitano ogni giorno.

Redazione

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