Prosegue così la rubrica #Youthforchange: semi contro l’odio, uno spazio di partecipazione e progettazione in cui giovani studentesse e studenti riflettono in modo critico sulle forme contemporanee di hate speech. La campagna che presentiamo oggi si intitola “La misoginia non è un’opinione”, ideata da Sofia Bonaccorso; Sara Gaia Clemente, Benedetta Ferro e Silvia Garbati studentesse del corso di Digital Skill – CIMO dell’Università Cattolica di Milano.
Attraverso una comunicazione diretta, dati, testimonianze e strumenti di prevenzione, smonta l’idea che l’odio contro le donne possa essere giustificato come ironia, gusto personale o libertà di espressione. La campagna invita a riconoscere la misoginia come un problema sociale e culturale, a prendere posizione e a contribuire attivamente alla costruzione di una contronarrazione fondata sul rispetto, sulla consapevolezza e sulla responsabilità individuale e collettiva.
Contrastare l’odio online significa scegliere di non restare spettatori. Significa educare, informare e agire, soprattutto nei luoghi digitali più frequentati dalle giovani generazioni, affinché le parole tornino a essere strumenti di relazione e non di esclusione.
Se avete un progetto o un’idea di campagna social che desiderate condividere, potete scriverci a: info@retecontrolodio.or
Obiettivi
Il primo obiettivo della campagna è sensibilizzare sull’esistenza e sulla gravità della misoginia online, rendendo visibili le sue molteplici forme: dai commenti sessisti e dalla cosiddetta “ironia” offensiva, fino al victim blaming e alla normalizzazione della violenza verbale. La campagna intende mostrare il legame diretto tra hate speech e comportamenti d’odio, sottolineando come le parole abbiano un impatto concreto sulla percezione sociale delle donne e sulla loro sicurezza, sia online che offline.
Per raggiungere in modo efficace le giovani generazioni, punta sulla creazione di contenuti pensati per essere condivisi, riconosciuti e discussi. L’obiettivo è incentivare la ricondivisione consapevole e la presa di posizione individuale, trasformando i social network da spazi di diffusione dell’odio a luoghi di responsabilità collettiva. La viralità diventa così uno strumento strategico per amplificare il messaggio e rompere il silenzio che spesso circonda la misoginia online.
Elemento centrale della campagna è la costruzione di una contronarrazione capace di sfidare stereotipi, luoghi comuni e giustificazioni dell’odio. Attraverso storie, dati, esempi concreti e strumenti di prevenzione, #NonÈUnOpinione non si limita a informare, ma invita al cambiamento, proponendo nuovi modelli di linguaggio e di comportamento. La campagna valorizza il protagonismo dei giovani come attori e attrici del cambiamento, incoraggiando una partecipazione attiva e responsabile negli spazi digitali.
Il concept
Il concept si fonda sull’idea che le parole non siano semplici espressioni individuali, ma strumenti che costruiscono immaginari, rafforzano stereotipi e possono legittimare comportamenti d’odio. Smontando l’equazione tra odio e opinione, la campagna mette in discussione una cultura digitale che giustifica la violenza verbale e propone un modello alternativo basato su responsabilità, consapevolezza ed empatia.
In questo senso, non si limita a denunciare la misoginia online, ma lavora sulla creazione di una contronarrazione capace di coinvolgere senza polarizzare, valorizzando il ruolo attivo delle giovani generazioni. L’obiettivo è trasformare lo spazio digitale da luogo di normalizzazione dell’odio a terreno di scelta consapevole, in cui ogni parola diventa un atto politico e relazionale, capace di includere o escludere, ferire o costruire.
Perché funziona
La forza della campagna risiede nella capacità di rendere visibile ciò che spesso viene ignorato o minimizzato. Portando alla luce commenti reali, dati e dinamiche diffuse sui social network, “La misoginia non è un’opinione” rompe l’assuefazione all’odio e invita a riconoscerlo per ciò che è: un problema sociale e culturale, non un’opinione personale. L’integrazione di informazioni verificate, riferimenti all’attualità e strumenti di prevenzione rafforza la credibilità del messaggio e ne amplia l’impatto educativo.
Infine, la combinazione di contenuti brevi, riconoscibili e facilmente condivisibili, insieme a una call to action chiara, trasforma la consapevolezza in possibilità di azione. La campagna non chiede solo di riflettere, ma di prendere posizione, segnalare, intervenire e contribuire attivamente alla costruzione di una contronarrazione. In questo modo, favorisce non solo la diffusione del messaggio, ma anche l’attivazione concreta delle persone negli spazi digitali che abitano ogni giorno.