La sesta edizione del Barometro dell’odio di Amnesty International, dedicata alle elezioni politiche 2022, ha rilevato che oltre 9 su 100 post su Facebook e tweet pubblicati dai politici sono problematici. Nell’1% dei casi questo è sfociato in vero e proprio hate speech.

Inoltre, 4 contenuti problematici su 10 sono costituiti da attacchi rivolti da un politico a un altro politico: non semplici critiche all’operato altrui, ma contenuti offensivi e/o discriminatori.

I post e i tweet, catalogati da una squadra di attiviste e attivisti di Amnesty, sono 28.238 e altri 2.000 sono stati scartati in quanto non valutabili. Sono stati raccolti ben 30.000 contenuti in 5 settimane, tra agosto e settembre 2022.
Successivamente, un gruppo di data scientist, ricercatori ed esperte e esperti di Amnesty International ha elaborato e analizzato i contenuti delle pagine Facebook e degli account Twitter di 85 politici e candidati alle elezioni nazionali, selezionati tra i candidati ai seggi uninominali e tra i capolista dei seggi plurinominali.

I temi

I temi che più spesso sono accompagnati da contenuti problematici sono immigrazione (53%), minoranze di genere (36%), mondo della solidarietà (35%), Lgbtqia+ (31%) e giustizia di genere (25%). Osservando i soli casi di hate speech varia l’ordine, ma non i temi a cui è associato: immigrazione (29%), mondo della solidarietà (18%), Lgbtqia+ (9%), minoranze religiose (12%) e giustizia di genere (5%).

Infatti, a essere nel mirino dei contenuti problematici dei politici ci sono il mondo della solidarietà, le persone con background migratorio, la comunità musulmana e quella Lgbtqia+. Tra gli attacchi, a riscuotere più successo tra gli utenti sono, per numero medio di like, i contenuti problematici rivolti alla comunità musulmana, seguiti da quelli contro le persone in svantaggio socio-economico e contro il mondo della solidarietà.

Uno sguardo a partiti ed esponenti politici

Vi è una notevole differenza nel ricorso ai contenuti problematici, che nel centro-destra incidono sul totale dei contenuti per il 9%, oltre il doppio rispetto al centro-sinistra, col 4%. Nel mezzo si colloca Azione-Italia Viva, col 6%. Unione Popolare e Movimento 5 Stelle, che corrono in modo autonomo, hanno un’incidenza minore rispetto alle coalizioni, col 3% .

Complessivamente, l’incidenza di hate speech è superiore allo 0 (1%) solo tra i contenuti della coalizione del centro-destra. Tale percentuale è determinata dal 2% di post e tweet catalogati come hate speech pubblicati da Fratelli d’Italia e dal 3% di post e tweet catalogati come hate speech della Lega.

Tra un insulto e l’altro, compaiono i diritti umani: meno di 1 post e tweet su 4 è dedicato a essi e, spesso, non in chiave costruttiva.

 

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