Safer Internet Day, una giornata per una navigazione più sicura e più inclusiva

da | Feb 9, 2021 | News

Insieme per un Internet migliore: è questo il tema dell’edizione 2021 del Safer Internet Day, giornata dedicata alla promozione della sicurezza in rete che come ogni anno si celebra il 9 febbraio.

La giornata è stata istituita dalla Commissione europea nel 2004 e che ad oggi si celebra in 170 Paesi. Una giornata che quest’anno assume un valore ancora più significativo, visto l’aumento nell’utilizzo delle tecnologie digitali e di Internet dovuto all’emergenza sanitaria in corso: i dati sul traffico Internet durante la prima settimana di lockdown forniti dagli operatori mostrano un aumento del 30%, con picchi fino all’80%.

Una crescita sorprendente in un Paese dove, secondo l’ultimo Rapporto DESI (che misura l’indice della digitalizzazione dell’economia e della società), solo il 42% dei cittadini di età compresa tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base. Sono molti gli italiani che, sotto la spinta alla digitalizzazione imposta dalla pandemia, si sono ritrovati in rete per la prima volta: 8 milioni per l’esattezza, secondo il terzo Rapporto Auditel-Censis “L’Italia post-lockdown: la nuova normalità digitale delle famiglie italiane”.

Lavorare, studiare, vedere film in anteprima, seguire lezioni di fitness, prendere un aperitivo con gli amici: mai avremmo immaginato di poter fare tutto questo online. Tuttavia, la rete non è un luogo privo di pericoli. Tra attacchi informatici, fake news e incursioni per disturbare lo svolgimento di lezioni e conferenze (zoombombing), molti di noi hanno toccato con mano le insidie che una navigazione non attenta può rappresentare.

Pedopornografia, adescamento, cyberbullismo, sextortion, furto d’identità digitale e truffe online: sono questi i reati più diffusi in rete, secondo i dati forniti dalla Polizia Postale. Preoccupante è l’aumento dei reati che vedono vittima i minori: +77% rispetto al 2019, con la diffusione, condivisione e commercializzazione di materiale pedopornografico salita del 132% in un anno.

In crescita anche il dato relativo al cyberbullismo che, secondo la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, riguarda oltre il 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. Se da una parte nel 2020 il Web è diventato un luogo di attivismo e confronto (il 53% dei partecipanti alla ricerca commissionata da Generazione Connesse dichiara di aver usato i social per attivarsi nel sociale), il maggiore utilizzo della rete ha favorito l’aumento degli episodi di violenza e odio.

Giovani che, complice la pandemia e il ricorso alla didattica a distanza, passano sempre più tempo online. Secondo una ricerca realizzata per Generazioni Connesse (il Centro italiano per la sicurezza in Rete) da Skuola.net, 1 studente italiano su 5 si dichiara “praticamente sempre connesso” e 6 su 10 sono online dalle 5 alle 10 ore al giorno. Solo 12 mesi fa erano 3 su 10.

L’educazione al digitale come arma per l’utilizzo responsabile della rete e difesa contro questi reati è al centro delle iniziative promosse dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per questa giornata, che prevedono una serie di conferenze, interventi e workshop online.

Un appello alla responsabilizzazione rilanciato anche da Papa Francesco che in un tweet ha commentato: “Tutti siamo responsabili della comunicazione che facciamo, delle informazioni che diamo, del controllo che possiamo esercitare sulle notizie false, smascherandole. Tutti siamo chiamati a essere testimoni della verità”.

Bambini e adolescenti, come proteggerli dai rischi della rete

Educazione che, nel caso dei più piccoli, deve essere accompagnata dall’occhio vigile delle famiglie. Sono i ragazzi i primi a riconoscere la necessità di una forma di controllo: più della metà dei 2473 studenti intervistati per Generazioni Connesse sarebbe interessato a un patentino per l’uso dei social e della rete e 1 su 4 lo vorrebbe obbligatorio.

E ancora, il 40% ritiene che sotto i 14 anni i social dovrebbero essere vietati e ci vorrebbero sistemi di verifica come il documento di identità, l’identità digitale certificata o un’intelligenza artificiale in grado di riconoscere gli utenti.

Educazione, responsabilizzazione e controllo: sono queste le armi con cui si possono combattere vecchie e nuove insidie, come lo zoombombing, un fenomeno che si è diffuso nel corso del 2020 a seguito dell’aumento del ricorso ad app di videoconferenza per lezioni, riunioni da remoto, conferenze e webinar.

Zoombombing, i comportamenti e gli strumenti utili a contrastare il fenomeno

Il termine prende il nome da Zoom, l’app di videoconferenza che per prima si è ritrovata a dover fare i conti con questo fenomeno, ovvero l’interruzione dello svolgimento di un evento online da parte di individui (o gruppi di persone), solitamente accompagnato da insulti verso gli organizzatori e i partecipanti all’evento, anche attraverso la condivisione di materiale offensivo.

Come combattere il fenomeno? Innanzitutto, adottando comportamenti che possono aiutare a prevenire questi attacchi. La Rete Nazionale per il Contrasto ai Discorsi e ai Fenomeni di Odio ha elaborato una guida apposita che raccoglie buone pratiche per evitare lo zoombombing.

Tra i primi accorgimenti suggeriti dalla guida c’è quello di scegliere piattaforme per lo streaming che permettono di verificare e gestire i partecipanti all’incontro: in seguito alla moltiplicazione di questi attacchi nella primavera-estate del 2020, infatti, le principali piattaforme di videoconferenza (Microsoft Teams, Google Meet e Zoom) si sono adeguate, inserendo opzioni che permettono di identificare (“sala d’attesa”), ammettere e bloccare determinati utenti.

Per favorire una partecipazione ampia e sicura all’evento, la guida della Rete suggerisce, inoltre, forme di streaming ibride, ad esempio utilizzando una piattaforma di streaming per consentire agli speaker e agli ospiti di intervenire e rendere disponibile al pubblico l’evento in diretta Facebook.