Un libro in pillole: La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza

da | Set 21, 2026 | News

La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza di Gabriel Seroussi, 2025, Agenzia X, 216 pagg.

IL LIBRO

Il libro La periferia vi guarda con odio. Come nasce la fobia dei maranza, scritto da Gabriel Seroussi (2025), analizza la costruzione dell’immaginario dei maranza, giovani spesso razzializzati e cresciuti in periferia, trasformati dai media in una figura pericolosa e stigmatizzata. Evidenzia come la criminalizzazione dei giovani delle periferie ignori cause strutturali quali razzismo, povertà ed esclusione educativa. L’autore Seroussi mostra come avvengano i processi di riappropriazione linguistica e culturale attraverso il rap, dove lo stigma diventa identità e orgoglio.

PAROLE

Dall’introduzione: «Nello stereotipo del maranza c’è la sintesi di tutto ciò che è destabilizzante per una società depressa a livello economico e demograficamente anziana, sobillata da decenni di retorica razzista e xenofoba. Ma c’è di più, la fobia dei maranza è una reazione di rigetto di fronte a cambiamenti demografici e culturali che sono già pienamente in atto in Italia» (p. 15).

Il volume affronta questo argomento attraverso interviste a rapper e testimonianze dirette che si intrecciano ad un’analisi giornalistica interessante e accurata del fenomeno dei maranza. Il volume non è, però, solo indagine sociologica e psicosociale, ma anche racconto intimo di rapporti amicali, professionali.

MARANZA

Nella diffusione dell’estetica maranza e nella creazione di un nemico pubblico è centrale il ruolo dei social (TikTok, in particolare). La parola maranza non descrive un gruppo omogeneo, ma è una categoria discorsiva prodotta da media, social network e immaginari urbani. Essa funziona come un’etichetta stigmatizzante che semplifica la complessità delle vite giovanili delle periferie. Questa parola diventa quindi un dispositivo di classificazione sociale, simile a ciò che la sociologia definisce folk devils.

OLTRE L’ODIO

Rap e contro-narrazioni permettono alle giovani generazioni di avere strumenti per riappropriarsi di un’etichetta stigmatizzante, trasformandola in identità, orgoglio o ironia. Questa riappropriazione mostra che i maranza non sono solo oggetto di discorsi sociali, ma soggetti attivi che producono significati, estetiche e comunità. Inoltre noi come persone adulte, dovremmo chiederci, come si chiede don Claudio Burgio: “Chi doveva esserci, e non c’è stato, quando questi ragazzi vivevano ciò che ora raccontano nelle loro canzoni?” (Seroussi, 2025, p. 145).

RAP ED EDUCAZIONE

Anche se sembra un accostamento stridente. Il rap può essere uno strumento educativo importante. Il rap, infatti, oltre ad essere un genere musicale, è una forma di pensiero narrativo. Pertanto offre la possibilità di narrare o ri-narrare le condizioni sfavorevoli in cui le persone sono cresciute, che si sono trovate a vivere, oppure i “racconti di vita” di strada “che i ragazzi non hanno scelto” (ivi, p. 145). Occorre però aver chiaro che il rap non può essere una sorta di bacchetta magica che risolve i problemi più complessi della nostra società, come la criminalità minorile e le recidive.

L’AUTORE

Gabriel Seroussi, giornalista che si occupa di musica rap, sottoculture giovanili e comunità marginalizzate. Ha collaborato con “Rivista Studio”, “Rolling Stone”, “Outpump”, “Lucy. Sulla Cultura” e altre testate. Dirige il magazine indipendente “oltreoceano”, dedicato alla cultura della comunità afroamericana.

Redazione

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