Nel condividere le riflessioni espresse nel comunicato “Il razzismo non è un’opinione”, pubblicato da FLAI CGIL, Lunaria e Collettiva il 6 luglio 2026, la Rete Nazionale per il Contrasto ai Discorsi e ai Fenomeni d’Odio interviene sulle manifestazioni di odio che hanno fatto seguito alla Prima Assemblea Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori migranti della FLAI CGIL, tenutasi il 30 giugno – 1° luglio.
Le centinaia di commenti razzisti pubblicati online – molti dei quali offensivi, deumanizzanti e apertamente discriminatori – esprimono un odio che affonda le proprie radici nei processi di costruzione dell’alterità. La persona “migrante” viene ridotta a un’identità omogenea e stigmatizzata – nella quale si intrecciano origine nazionale, colore della pelle, appartenenza religiosa, “cultura” e condizione giuridica – ritenuta così “differente” da dover essere esclusa, denigrata, annichilita.
Si tratta di una rappresentazione che non solo nega la pluralità delle identità individuali e collettive, ma erode la dignità, i diritti, la stessa umanità di lavoratrici e lavoratori migranti che apportano un contributo concreto alla società e all’economia italiane.
La Rete richiama pertanto i principi costituzionali e gli strumenti giuridici nazionali, internazionali ed europei di prevenzione e contrasto delle discriminazioni e del discorso d’odio. L’articolo 3 della Costituzione è posto proprio a tutela dell’eguaglianza e della pari dignità sociale. Su questi principi si fonda anche lo Statuto dei lavoratori, che tutela la libertà e la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, garantisce l’esercizio dei diritti sindacali e vieta gli atti discriminatori nei rapporti di lavoro.
A questi principi si affianca, a livello internazionale, la Convenzione internazionale delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei componenti delle loro famiglie (1990), che afferma il diritto di ogni lavoratrice e di ogni lavoratore, indipendentemente dalla nazionalità o dalla condizione migratoria, al pieno rispetto della dignità, all’uguaglianza di trattamento e all’effettivo esercizio dei diritti fondamentali e delle libertà sindacali. Pur non essendo stata ratificata dall’Italia, essa costituisce un importante riferimento nel sistema universale delle Nazioni Unite, insieme alla Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (ICERD), che vincola gli Stati a prevenire e contrastare la propaganda razzista e l’incitamento all’odio. L’Unione europea, con la Direttiva 2000/43/CE, la Decisione quadro 2008/913/GAI, il Piano d’azione dell’UE contro il razzismo ha rafforzato gli strumenti per prevenire e contrastare le discriminazioni e l’incitamento all’odio, oggi anche negli ambienti digitali grazie al Digital Services Act.
La libertà di espressione costituisce un pilastro della democrazia, ma non può essere invocata per giustificare il razzismo, la discriminazione e la violenza verbale. Colpire con l’odio e il razzismo chi partecipa alla vita sindacale e sociale, si batte per i diritti o denuncia il razzismo significa colpire la dignità del lavoro, la libertà sindacale e di attivismo, e i principi antidiscriminatori che il nostro ordinamento – dallo Statuto dei lavoratori alla Costituzione – tutela da oltre cinquant’anni.
Per questo ogni episodio di razzismo deve trovare una risposta culturale, educativa, sociale e giuridica. Contrastare il discorso d’odio significa tutelare non solo le persone direttamente colpite, ma anche la qualità della democrazia, il principio di uguaglianza e il diritto di ciascuno a vedere riconosciuta la propria identità senza essere ridotto all’alterità che lo stereotipo costruisce.