Il 6 aprile si celebra la Giornata nazionale contro l’hate speech nello sport. Per l’occasione, la rubrica #YouthForChange: semi contro l’odio presenta la campagna Genitori in campo: il rispetto inizia da voi, ideata da Federico Airaghi, Andrea Boleso, Alessia Caradonna, Lorenzo Carretti, Maia Di Biagio e Luca Fraschetti, del corso Digital Skill (CIMO) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Gli spalti delle partite giovanili sono troppo spesso teatro di urla, insulti e comportamenti che nulla hanno a che fare con i valori educativi dello sport. Eppure quelle parole, quelle sbagliate, rimangono impresse nei cuori di chi scende in campo. Da questa consapevolezza nasce la presente campagna di sensibilizzazione, rivolta ai genitori presenti alle partite delle categorie giovanili (12-18 anni), con l’obiettivo di promuovere un linguaggio rispettoso e costruttivo nei confronti di arbitri, allenatori e allenatrici, avversari e avversarie e soprattutto dei propri figli e delle proprie figlie.
Il problema e l’idea creativa
Le parole, i toni e gli atteggiamenti degli adulti sugli spalti possono rafforzare o compromettere i valori educativi dello sport. Il comportamento dei genitori ha un impatto diretto sull’esperienza sportiva dei giovani: quando quell’ambiente diventa ostile, è la crescita di chi pratica sport a farne le spese. La proposta di campagna sceglie di agire proprio lì, in quel momento preciso, prima e dopo il fischio d’inizio.
Il cuore della campagna si articolerebbe in tre momenti distinti e complementari.
Il primo è Il Messaggio prima del fischio: qualche minuto prima dell’inizio della partita, un rappresentante del calcio giovanile — chi gioca, chi allena o chi arbitra — prende il microfono e legge un breve discorso rivolto a tutti e tutte. Un messaggio semplice, scritto dai giovani stessi, che ricorda il vero significato dello sport: rispetto, gioco, amicizia. Un esempio positivo che parte dalle nuove generazioni per invitare gli adulti a riflettere.
Il secondo elemento è Il video della campagna: un video emozionale di 3-5 minuti racconta un episodio realmente accaduto durante una partita U13 a Chioggia, in cui i comportamenti negativi sugli spalti hanno compromesso il clima sportivo. Attraverso le testimonianze di chi giocava e di chi allenava, il video restituisce l’accaduto alternando racconto diretto e immagini suggestive: il campo vuoto, lo sguardo dei giovani, la confusione creata dagli adulti. Il messaggio è netto: lo sport dovrebbe unire, non dividere.
Il terzo momento è Il terzo tempo – lo sport unisce: al termine della partita, le due squadre e le rispettive tifoserie si ritrovano insieme per un momento di aggregazione organizzato in collaborazione con attività locali, una merenda condivisa, un saluto, un sorriso. Un “terzo tempo” simbolico per ricordare che, anche dopo una sfida, resta qualcosa di più importante: la relazione, il rispetto, la comunità.
La strategia digitale: #TifoPositivo
La campagna è pensata per vive anche online, con l’hashtag ufficiale #TifoPositivo. Sui canali Instagram e Facebook della Rete si propone la pubblicazione di reel con le letture dei discorsi pre-partita, post con foto delle due squadre unite prima del fischio d’inizio, e interviste fuori campo a genitori, arbitri e allenatrici e allenatori. Una challenge nelle stories inviterebbe i genitori a registrarsi mentre urlano un messaggio positivo per entrambe le squadre: i contenuti più belli saranno premiati a fine stagione. Influencer e testimonial del mondo sportivo amplificano il messaggio, raggiungendo anche chi non è presente sugli spalti.
“Il rispetto parte da chi guarda, da chi sostiene, da chi ama lo sport”. Questa campagna nasce da un gruppo di giovani che credono nel potere delle parole per trasformare gli spalti in luoghi di crescita, dove lo sport è incontro.