Le donne, principale bersaglio dei discorsi d’odio

da | Gen 8, 2021 | Approfondimenti

Ddl Zan Senato

Il rapporto pubblicato dalla Fondazione Pangea Onlus nel 2019 presenta i risultati di un monitoraggio su media e social network con lo scopo di analizzare come le donne, e in particolare le rifugiate, vengono rappresentate nei mezzi di comunicazione e se siano bersaglio di linguaggi d’odio.

Un altro riferimento da citare è il Barometro dell’Odio, realizzato da Amnesty International nel periodo marzo-maggio 2019.
Lo studio ha analizzato 215.377 tweet: di questi, quasi 55.347 sono rivolti alle donne e quasi 40.000, il 27% del totale dei tweet negativi, sono di stampo misogino e sessista. Dai dati emerge che le donne, nel periodo preso in esame, si confermano tra le categorie maggiormente nel mirino degli haters via social, con un aumento dell’1,7% rispetto al 2018.

Durante la campagna elettorale per le Europee 2019 il tema “donne”, secondo il rapporto di Amnesty, ha raccolto il 65% dei commenti negativi sui social media, seguendo a ruota “Rom” (76%) “immigrazione” (73%); “minoranze religiose” (70%).
Amnesty ha poi analizzato i post relativi a 20 personaggi noti italiani, 10 uomini e 10 donne e ha riscontrato che gli attacchi personali diretti alle donne supera di un terzo quelli rivolti agli uomini. Di questi, in media uno su tre, ma in alcuni casi uno su due fino ad arrivare a picchi del 71%, è di carattere sessista. I diritti delle donne riguardano un commento sessista su quattro.

I linguaggi d’odio contro le donne colpiscono soprattutto sul web e si concentrano principalmente verso le donne impegnate in politica, nello spettacolo o nell’attivismo, in particolare nelle Ong per il soccorso dei migranti. In tutti i casi si tratta di donne che hanno fatto sentire la loro voce: si pensi a Laura Boldrini o a Carola Rakete, a Emma Marrone o a Michela Murgia, prese di mira anche da esponenti politici con cariche istituzionali, che hanno sdoganato un linguaggio irrispettoso nei loro confronti.
L’idea, soprattutto per i sostenitori delle politiche sovraniste, è che la violenza sia lo strumento appropriato per punire le donne che pensano e agiscono in maniera autonoma e che non accettano linguaggi e comportamenti privi di rispetto nei loro confronti.

Il report di Pangea Onlus analizza altresì tre casi emblematici di donne prese di mira con linguaggio d’odio: si tratta di Sara Gama, capitana della squadra nazionale italiana di calcio femminile della giornalista Asmae Dachan e di Rama Malik e Nibras Asfa, attiviste per il movimento delle sardine.
Donne italiane di origine straniera che spiccano nelle loro professioni, per le loro competenze o per le loro idee, e che attirano su di sé l’odio degli haters.

Download: Fondazione Pangea Onlus – Le donne al centro del bersaglio tra sessismo e razzismo